Riflessione a caldo

La cosa che più mi rammarica nella storia di Parabiago è che quando fu approvato il d.lgs 122 eravamo convinti di aver impedito per sempre nella nostra nazione la vergogna di aste immobiliari con famiglie all’interno delle case. Famiglie che non avevano, beninteso, alcuna responsabilità perché avevano avuto il solo torto di aver anticipato soldi a un costruttore che poi era fallito.

Insomma, il problema era togliere dalle procedure concorsuali la parte più debole e senza alcuna colpa. Questo caso mostra, al contrario, che la norma, necessariamente definitoria nei suoi aspetti applicativi, lascia scoperte famiglie che pur coinvolte in procedure concorsuali vengono escluse dal diritto di prelazione perché le case sono state vendute, pur incomplete, quindi in costruzione, però con certificato di agibilità.

La ridondanza normativa che infesta il sistema giuridico italiano peggiora sempre di più fino a cancellare ogni parvenza di giustizia. Le norme che pure nascono con intenti corretti e semplificativi, togliendo i soggetti da posizioni improprie (nei casi relativi ai fallimenti immobiliari, la posizione impropria è quella dell’acquirente che si trova a essere coinvolto in un processo nel quale lui ha prestato i soldi per un bene e non per ricavare profitti o partecipare al rischio di impresa ma solo per dare soddisfazione a un bisogno per la quale ha pattuito un prezzo con chi glielo offre), vengono rimesse in discussione da una parola, da una definizione, da una lettera, in buona sostanza.

A rimetterci è lo spirito della legge che, invece, risulta chiarissimo a tutti tranne a coloro che proceduralmente sono chiamati ad applicare la legge. L’intenzione del legislatore subisce interferenze che arrivano fino alla distorsione e al rovesciamento degli effetti proprio in questa fase, nella quale si mescolano appetiti professionali, interessi fortemente tutelati (quelli del sistema creditizio, sempre coinvolto in operazioni dubbie da parte di soggetti dubbi) e vere e proprie carenze etiche coperte da comportamenti che vengono spacciati come professionali.

Tornerò sull’argomento.

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