Dalla newsletter ASSOCOND-CONAFI [7]

L’amianto va rimosso e il Fisco favorisce la bonifica

Annunci

Un pomeriggio a Sesto Calende, ieri

Risparmio dettagli amari e dolorosi che hanno accompagnato da sempre la storia del fallimento “Bausone” a Sesto Calende. Lutti, disgrazie e crolli economici hanno martoriato in varia misura quattro famiglie. Fino al passaggio finale di proprietà avvenuto dopo il riconoscimento del diritto di prelazione, fatto valere con una formidabile azione dell’avv. Franco Casarano negli anni scorsi.

Ora si chiude. Ma come? Alle famiglie il Comune di Sesto Calende ha chiesto di firmare la convenzione con un aggravio considerevole di costi dovuti a tutte le pendenze lasciate, ovviamente, aperte dal fallito: oneri di urbanizzazione, sanatorie per abusi edilizi, terreni e servitù ecc. Insomma le classiche magagne sulle quali però nessuno dell’Ufficio tecnico del Comune, all’epoca della prima autorizzazione a costruire fece valere nei confronti del fallito. Non solo, ma durante il lungo periodo della curatela il Comune si guardò bene dall’avanzare richieste, osservando un basso profilo di tutto rispetto.

Ha aspettato il conferimento della proprietà alle famiglie per rifarsi vivo a chiedere il dovuto. Legittimamente, certo, e con significative limature, va riconosciuto, ma in ogni caso con la forza e la determinazione che però erano mancate nei confronti di un’iniziativa partita con il piede sbagliato e finita peggio. Ovviamente la giunta non è più quella di dieci anni fa; l’Ufficio tecnico pure; le responsabilità non sono degli ultimi arrivati e via dicendo.

Va detta una cosa, però. In questo porco paese, è mai possibile che non ci si dimentichi mai di far valere le legittime prerogative nei confronti di coloro che non possono fare diversamente e, al contrario, nei confronti di coloro, falliti, truffatori, faccendieri vari che affollano come questuanti gli uffici dei comuni, si sia sempre un po’, diciamo così, meno prestanti?

Altre valutazioni critiche su Progetto Casa

Nell’ultimo numero di «Newspages»: le potete leggere qui.

Rilevante l’affermazione, riportata dal magazine, di Carla Tomasi, presidente FINCO (Federazione industrie delle costruzioni) :

«L’importanza del settore per la crescita dell’economia del nostro Paese è evidente ai più, anche se taluni comportamenti non sembrano coerenti con tale prospettiva. Si consideri, ad esempio, l’attuale asfissiante, bizantina ed ingiustificata pressione fiscale sugli immobili, che ha il solo effetto, nel concreto, di frenare le attività economiche in generale e delle imprese del settore in particolare, tarpando di fatto le ali alla crescita del nostro Paese».

Osservo: tutto vero, con qualche precisazione:

  1. la qualità della crescita che il settore dice di aver portato all’economia italiana, spesso devastante, con una presenza del riciclaggio di danaro sporco e mafioso ben al di sopra di percentuali a due cifre!
  2. La pressione fiscale sugli immobili da una parte frena l’attività economica ma dall’altra è richiesta proprio dal tipo di sviluppo economico che si persegue: rendere sconveniente l’acquisto della casa, mobilizzare la popolazione, garantisce mobilità lavorativa e flessibilità sociale che riducono costi della manodopera; garantiscono uno stock di popolazione sempre disponibile là dove ve n’è bisogno, una mobilità sociale orizzontale che sostituisce la mobilità verticale dello sviluppo economico del dopoguerra.

Il 41% DELLE SOFFERENZE BANCARIE È IN CAPO ALLA FILIERA DELLE COSTRUZIONI!!

Lo spiega, in un articolo che potete consultare qui, PierPaolo Molinengo sull’ultimo numero della rivista online «Newspages».

Non è che la conferma, brutale ma incontrovertibile, che alla radice di tante delle crisi che attraversiamo c’è il comparto, decotto e insostenibile, dell’edilizia che rischia di affossare l’economia della nazione.

Secondo l’Ufficio Studi della CGIA, da dove la notizia è stata ripresa, le imprese delle costruzioni e le attività immobiliari generano 41,4% delle sofferenze bancarie. La filiera immobiliare ha in essere 64,8 miliardi di euro di crediti problematici su un totale di 156,8 miliardi generati dalle imprese (dati di fine luglio 2016).

Come la mettiamo con il tanto conclamato contributo al PIL del settore delle costruzioni? Retorica! Certo, molte responsabilità vanno agli stessi istituti bancari che si ostinano a finanziare imprese inattendibili e sospette.

Dal nostro punto di vista il discorso è molto semplice: con questi dati come è possibile avere le garanzie fideiussorie? In un panorama di questo genere c”è solo un comportamento razionalmente economico: non comprare case dai costruttori se non hanno le garanzie previste dalla legge 122! Senza se e senza ma!

Un articolo del «Corriere della Sera»… ma solo per tenere in piedi il circo!

Qui l’articolo sulla propensione dei giovani all’acquisto della casa.

Tra l’altro il bonus è gestito, guarda caso, dalla CONSAP. Azzardo, per meriti guadagnati sul campo dalla gestione di quello per le Vittime dei fallimenti immobiliari, il che, tutto sommato, non sarebbe neppure sbagliato.

Naturalmente ci saranno i casi nei quali i giovani, o presunti, acquisteranno casa dal costruttore e nessuno gli dirà della legge, né chi erogherà il bonus controllerà che l’acquisto sia a norma di legge con il rischio che anche i soldi del bonus finiscano nelle mani del prossimo fallimento immobiliare!

Come al solito il motto è: che la mano sinistra non sappia quello che fa la destra!