Una riflessione politicamente scorretta a uso di chi ha orecchie per intendere

Sono tredici anni che questo blog racconta una semplicissima cosa: la soluzione giuridicamente efficace a un problema ottenuta con il sacrificio e l’azione di pochi cittadini a vantaggio di tutti gli altri.
Chi compra casa e anticipa i propri soldi al costruttore, se costui fallisce, è tutelato, da dieci anni. I soldi che versa, infatti, non possono essere considerati capitale di rischio. Il rischio è dell’impresa che, su questo, giustamente, ricava i propri utili. Se è capace di lavorare, progettare e offrire al mercato prodotti che soddisfano il bisogno di abitazione che giustifica l’esistenza dei costruttori.
Ora, in tutti questi anni, almeno dal 2005, in cui la legge 122 è entrata in vigore abbiamo affrontato, io, l’avv. Franco Casarano, Marco Magni, l’avvocato Augusto Cirla e pochi altri in giro per l’Italia, decine e decine di casi di fallimenti che non hanno avuto modo di essere tutelati dalla norma. Vuoi perché erano precedenti all’entrata in vigore della legge, vuoi perché gli acquirenti non sapevano delle tutele e non hanno esercitato il diritto previsto.
Soluzioni per loro sono difficili da trovare e infatti non se ne sono trovate. Così che moltissime famiglie, dell’ordine delle centinaia, e altre se ne stanno presentando all’orizzonte, hanno perso la casa e i soldi.
Non hanno ricevuto l’attenzione di nessuno. Dico nessuno. Sono profughi, a tutti gli effetti.
Ho visto trovare soluzioni abitative di emergenza, altre di housing sociale, come si dice ora per fare i colti sullo sterco che ancora ricopre spesso il comparto dell’abitazione. Ma mai ho trovato da parte di molte istituzioni benemerite, caritative, cooperativistiche, fondazioni bancarie, che pure si spendono, con passione e altruismo, a questo punto non so quanto disinteressato, per gli altri, attenzione e sostegno su soluzioni praticabili in grado di ristorare le famiglie incolpevolmente coinvolte.
Parlo molto chiaramente: ma quando si sostengono progetti di housing sociale per i quali si spendono soldi, tanti soldi pubblici e no; si offrono soluzioni di emergenza a persone e famiglie bisognose tra le quali mai, dico mai con cognizione di causa, sono inclusi coloro che hanno pagato tutti i loro soldi per avere la casa e che per effetto del fallimento dell’impresa l’hanno persa e per riaverla se la ripagano, ebbene, quando il nostro sistema funziona così funziona male è profondamente ingiusto nei confronti dei cittadini italiani. E questo non è tollerabile. Non dovrebbe essere tollerabile neppure per la buona coscienza di coloro, e sono tanti, che dicono di spendersi per i mali del mondo e non di quelli del loro prossimo.