La campana delle banche sulla questione mutui

L’intervento di Giuseppe De Lucia Lumeno, segretario generale dell’Associazione nazionale fra le banche popolari, utilizza l’argomento della lentezza della giustizia civile.
Ottimo argomento, verrebbe da dire, se non che, in realtà, nei casi delle procedure concorsuali legate ai fallimenti immobiliari, il comportamenti dei legali delle banche tendono a dilatare i tempi e a procrastinare le soluzioni extra-giudiziali. Non mi è parsa una difesa molto efficace.

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La banca potrà pignorare la prima abitazione?

Cito un chiarissimo intervento dell’amico Pierpaolo Molinengo, Direttore responsabile della rivista online «NewsPages», sull’argomento che vede ancora una volta il sistema bancario favorito da scelte governative perlomeno discutibili. Le questioni trattate da questo blog sono diverse, anche se una osservazione riesco a farla alla fine dell’intervento di Pierpaolo.

Il Governo si appresta a rendere inapplicabile l’art. 2744 del codice civile che vieta il trasferimento del bene ipotecato al creditore. È quanto afferma la Fiaip, secondo cui anche la sesta Commissione Finanze e Tesoro del Senato, presieduta dal Sen. Mauro Maria Marino (Pd), ha chiesto all’esecutivo di fugare ulteriori dubbi sull’attenuazione delle tutele per i proprietari di immobili rispetto alla banca mutuante.
Ma cosa sta succedendo? Citiamo il sito «La legge per tutti», che spiega che “il testo di legge contenuto nella normativa comunitaria stabilisce, infatti, che gli stati membri non possono impedire alle parti di un contratto di credito di convenire espressamente che la restituzione o il trasferimento della garanzia reale o dei proventi della vendita della garanzia reale è sufficiente a rimborsare il credito. Il che, tradotto in termini molto semplici, significa che sarà legittima la clausola, contenuta nel contratto di mutuo tra la banca e il cliente, con cui si stabilisce che, nel caso di mancata restituzione delle somme prestate, l’istituto di credito può esigere il trasferimento, in proprio favore, della proprietà relativa all’immobile su cui ha già iscritto l’ipoteca, senza bisogno di avviare il pignoramento. Sarà poi la banca a mettere in vendita la casa (non quindi, secondo le procedure dell’asta davanti al tribunale, ma con gli strumenti contrattuali privati) ed, eventualmente, a restituire al cliente la differenza tra il prezzo ricavato e il debito non rimborsato”.
La Fiaip ritiene quanto mai singolare quanto previsto nello schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2014/17/UE in merito al fatto che le parti possano convenire, che in caso di inadempimento del cliente, la banca possa vendere il bene per cui ha prestato garanzia, senza passare per la procedura esecutiva. Fiaip ritiene che la norma in questione sia contro i diritti del consumatore e che se verrà approvata, sarà posta una seria ipoteca sulla serietà e la trasparenza dei contratti di mutuo che saranno stipulati in futuro e sulla tutela di chi ha contratto un prestito bancario. “Facciamo appello al Governo – dichiara il Presidente Nazionale Fiaip Paolo Righi – affinché i diritti dei proprietari di casa e di chi intende in futuro comperare un’abitazione siano mantenuti inalterati”.
“Il provvedimento governativo, cancellando di fatto l’articolo 2744 del codice civile, in caso di inadempimento del mutuatario (ritardo nel pagamento di 7 rate, anche non consecutive, così come stabilito dal Testo unico della finanza) consente alle banche di entrare in possesso dell’immobile ipotecato e metterlo in vendita bypassando il Tribunale, annullando di fatto l’obbligo di procedura esecutiva. Il governo in questo modo sta facendo l’ennesimo favore alle banche che potranno inserire nei contratti di mutuo, anche successivamente alla stipula, una clausola che lede i diritti dei consumatori, invece di tutelarli nell’ambito dei contratti di credito”. È il commento di Santino Taverna, Presidente Nazionale FIMAA – Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari, (Agenti Immobiliari, Mediatori Creditizi, Mediatori Merceologici e Agenti in Attività Finanziaria) aderente a Confcommercio.
Antonio Patuelli, presidente dell’Abi sottolinea che “non riguarda fatti del passato ma la possibilità e l’eventualità per il futuro, lasciata alla libera contrattazione tra famiglie e istituti bancari. Esiste anche un fondo salva-mutui per le moratorie presso il Tesoro. Sono logiche europee, ce ne sono anche altre, comunque noi non ce ne siamo interessati”. Il banchiere ha poi chiarito: “Non si tratta di recupero crediti perché riguarderebbe il passato, mentre qui si parla di futuro”. Per completare l’informazione, ricordiamo che le banche operanti in Italia e numerose Associazioni dei consumatori stanno promuovendo diverse forme di collaborazione straordinaria a sostegno dei nuclei familiari che ancora scontano la coda della crisi o difficoltà occupazionali. Complessivamente da maggio 2013 a gennaio 2016 oltre 30.000 famiglie hanno potuto usufruire di misure di sospensione di rimborso delle rate di mutuo e di quelle del credito al consumo.

Senza entrare in tecnicismi giuridici, mi pare abbastanza chiaro che la norma governativa sembra prevedere uno scavalcamento delle procedure esecutive che, nel caso dei fallimenti, al contrario, sono invocate pesantemente dagli istituti di credito a loro vantaggio.
Ora, che le procedure siano lunghe, farraginose e spesso penalizzanti anche per il sistema creditizio si può ammettere, che però nel caso dei fallimenti le banche cerchino di ottenere il massimo da quest’ultime, mai accettando deroghe e trattative che riescano a tutelare entrambi, banche e acquirenti, e poi riescano a farsi approvare una norma che sottrae la decisione della vendita del bene a ogni controllo giudiziario e procedurale, lo trovo, diciamo così, abbastanza arrogante.