Il verbale di interrogatorio di Falco (Cons. Coop. Casa Lazio)

Un documento dei giorni nostri, si potrebbe chiamare. Non so se il personaggio possa trovare posto tra i cosiddetti «furbetti del quartierino». Certo è che i quartierini sono lungi dall’essere completati e, ciò che più conta, la maggior parte delle famiglie coinvolte nel disastro non hanno ancora risolto i loro, gravissimi, problemi di abitazione e patrimoniali.
Qui potete scaricare e leggere il verbale di interrogatorio di Falco. È un documento, al di là delle determinazioni a cui giungerà la corte, che mostra un modo di fare a dir poco disinvolto; facilone, potremmo dire se non fosse per il piccolo particolare, ricordato anche dal PM Cascini a Falco, che era tutto arrischiato con i soldi altrui.

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Michele Vietti presenta il suo lavoro sulla riforma del diritto societario

Abbiamo sempre riconosciuto il ruolo decisivo ricoperto dall’allora sottosegretario Michele Vietti nell’approvazione della legge 210 e nell’esercizio della delega che ha portato al dgls 122. Ma nel frattempo Vietti ha lavorato anche alla riforma del diritto societario. Impegno ampiamente documentato da un libro che presenterà domani pomeriggio in p.zza Belgioioso alle 17 a Milano. Con lui si prevede la partecipazione di Giovanni Bazoli, presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesasanpaolo, Maurizio Beretta direttore generale di Confindustria e Carlo Sangalli presidente di Confcommercio.

Seconda puntata dell’inchiesta di Stefano Serpellini

«L’Eco di Bergamo» torna sulla vicenda di Chignolo e approfondisce alcuni aspetti relativi all’applicazione della legge.
Va sottolineato l’intervento, colonna a destra, del presidente di ANCE, l’associazione dei costruttori di Bergamo, Paolo Ferretti. Le sue affermazioni indicano, per fortuna, che il mondo imprenditoriale, almeno quello organizzato, non si piega all’illegalità e rivendica l’applicazione della legge. Quanto al perfettibile e al perfezionabile come ASSOCOND CONAFI non ci siamo mai tirati indietro, anzi, in sede di commissione parlamentare alcune soluzioni lato imprenditori sono state proposte da noi.
Qui potete leggere l’articolo.

Comunicato stampa sul fallimento di Chignolo d’Isola

L’ho appena inviato alle principali testate nazionali. Eccolo:

Siamo alle solite: l’impresa edile ottiene crediti non dovuti dalla filiale compiacente di qualche banca (l’ipoteca sul terreno mette al sicuro la banca dai rischi del fallimento); rastrella danaro da ignari acquirenti che magari ricevono assicurazioni dalla stessa filiale che ha dato i soldi all’imprenditore; poi la situazione precipita e alla fine l’impresa chiude; il proprietario continua a girare in Ferrari tra i paesini dove almeno 90 famiglie vedono i loro risparmi in fumo attendendo che il curatore fallimentare metta all’asta la loro casa.

Questo è accaduto nei mesi scorsi a Chignolo d’Isola nella bergamasca, ma anche in altri comuni toccati dall’attività di questa impresa edile. Questo è stato denunciato dalla famiglie coinvolte ai giornali locali (L’eco di Bergamo di ieri) e al TG della Lombardia. Questo rilanciamo agli organi di stampa nazionale.
Come in mille altri casi che ASSOCOND CONAFI denuncia da anni e per evitare i quali il legislatore ha emanato la legge 122 (in attuazione della legge Duilio 210) in vigore dal luglio del 2005.

Ma questo, evidentemente, non vogliono capire le imprese edili che continuano a vendere e costruire case senza applicare la legge 122 che tutela gli acquirenti prevedendo la fideiussione obbligatoria a loro carico. Se sono aziende solide e credibili non avrebbero difficoltà ad ottenerla; se, come il caso di Chignolo, sono delle vere e proprie aziende truffaldine i risultati sono questi.

ASSOCOND CONAFI, proprio il giorno in cui si riunisce per la prima volta il comitato consultivo del Fondo di solidarietà previsto dalla legge 122 a risarcimento delle vittime dei fallimenti immobiliari, richiama l’attenzione di stampa e opinione pubblica su una situazione intollerabile per un paese che si dichiara civile e che pur avendo una legislazione adeguata (la citata legge 122) viene in larga parte disattesa da chi come tutti dovrebbe attenersi alla legalità. Chi non applica la legge la viola.
ASSOCOND CONAFI invita i cittadini a non acquistare casa da costruttori che non presentano all’atto della firma del preliminare fideiussione bancaria a garanzia dell’intera cifra d’anticipo prevista dal preliminare medesimo.
La mancanza di fideiussione significa che la banca non è in grado di garantire della bontà dell’operazione e se non si fida la banca non si vede il motivo per cui dovrebbe fidarsi l’acquirente.

Nuovo fallimento in provincia di Bergamo

Basta un bravo giornalista e l’attenzione di una testata radicata nel territorio per documentare adeguatamente quello che accade ancora nel 2007 in questo disgraziato paese: quando fallisce l’impresa i cittadini perdono soldi e casa. La legge 122 deve essere integralmente applicata senza se e senza ma.
Questa la prima pagina dell’«Eco di Bergamo» di oggi con il richiamo all’inchiesta di Stefano Serpellini. La vicenda è stata ripresa anche dal Tg3 Lombardia.

Domani, finalmente, la prima riunione del Fondo

Si terrà a Roma, presso CONSAP, la prima riunione del comitato consultivo. L’iter formale per il suo insediamento si è finalmente concluso e il Fondo di solidarietà diventa a tutti gli effetti pienamente operativo.
All’odg l’andamento del fondo medesimo e la campagna di informazione sulla legge. Sarà un’ottima occasione per farci sentire e soprattutto cercare di recuperare il tempo perduto.
In rappresentanza degli acquirenti, come previsto dalla legge, ASSOCOND CONAFI, nella persona del suo presidente, avv. Franco Casarano.
Ecco i componenti del comitato: Gianfranco Pepponi, rappresentante del ministero dell’Economia e delle Finanze, presidente; Fausto Basile, rappresentante del ministero per lo Sviluppo Econimico; Giovanni Staiano, rappresentante dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI); Stefano Barbarotto, rappresentante dell’Associazione fra le imprese assicuratrici (ANIA); Marcello Cruciani, rappresentante dell’Associazione Nazionale Costruttori (ANCE); Franco Casarano, presidente ASSOCOND CONAFI; Paolo Panarelli, rappresentante CONSAP.

Chiesti quattro anni e sei mesi di reclusione al presidente del Consorzio Casa Lazio

COOP CASA LAZIO: CHIESTE CONDANNE PER FALCO E FIGLIA

(AGI) – Roma, 7 giu. – Quattro anni e sei mesi di reclusione
per Francesco Emilio Falco, all’epoca dei fatti presidente del
Consorzio Coop Casa Lazio, tre anni per la figlia Eleonora,
sua stretta collaboratrice. È quanto hanno sollecitato stamani
i pm Giuseppe Cascini e Stefano Pesci nella loro requisitoria
al processo che si sta svolgendo davanti ai giudici dell’ottava
sezione penale del Tribunale di Roma, nel quale i due Falco
devono rispondere delle accuse di corruzione, falso materiale e
occultamento di atti. Solo a Falco padre, inoltre, i magistrati
contestano anche il reato di calunnia.
Al centro della vicenda, per la quale sono stati condannati
in primo grado con rito abbreviato Salvatore Di Giorgio
(funzionario del ministero delle Attività Produttive,
condannato a 3 anni e 4 mesi) e l’intermediario Francesco Danna
(condannato a 3 anni), una tangente di 75 mila euro che Di
Giorgio avrebbe intascato per predisporre una relazione
ispettiva favorevole al consorzio omettendo di rilevare le
gravissime condotte di sottrazione del denaro in danno alle
cooperative aderenti e l’assenza del requisito di mutualità.
Danna avrebbe invece avuto il ruolo di mediatore e, da questa
operazione, avrebbe guadagnato 65 mila euro.
Al vaglio del collegio giudicante, inoltre, c’è l’episodio
di calunnia contestato a Falco padre per circa 15 milioni di
cambiali emesse da varie cooperative con tanto di sua firma che
lui avrebbe definito falsa.
In apertura del processo, poi, i pm avevano integrato il
capo di imputazione contestando a Francesco ed Eleonora Falco
anche i reati di falso materiale e occultamento di atti veri:
in concorso con Di Giorgio e Danna, secondo l’accusa, i Falco
avrebbero occultato una relazione ispettiva, come atto vero,
fatta da un collega di Di Giorgio, sottraendola nell’aprile del
2003 dagli uffici dello stesso dicastero. Questo documento, che
al ministero risultava smarrito, è stato trovato in copia
nell’abitazione di Danna: per i pm, il suo contenuto non era
favorevole agli interessi di Falco, tanto è vero che sarebbe
stato fatto sparire per essere sostituito successivamente dalla
relazione più favorevole scritta da Di Giorgio. (AGI)