Invalido muore dopo l’asta della sua casa

La notizia, che gli associati ASSOCOND CONAFI già conoscono attraverso le news interne, è stata rilanciata dall’edizione pugliese del quotidiano «Repubblica» del 28 marzo.
Ecco il testo dell’articolo di Mara Chiarelli:

Negato il diritto di prelazione, esposto alla procura.
Il signor Salvatore alla sua casa non intendeva rinunciare. Non tanto per sé e per la sua condizione di invalido civile, a 75 anni costretto su una carrozzella, quanto per sua moglie e per i figli.
Quell’appartamento di via Schiaparelli, ad Acquaviva, era stato comprato per tutta la famiglia e non era un problema loro se l’mpresa (la Socim 90) aveva dichiarato fallimento, se l’immobile era stato pignorato per pagare le banche creditrici e se era stato infine destinato ad un’asta pubblica. Non sarebbe arrivato uno sconosciuto a portarlo via con una semplice offerta. Per fortuna, si era detto, c’è una legge che mi tutela, dandomi il diritto di prelazione in quell’asta.
Ma si era sbagliato, perché quel diritto gli è stato negato e lui è stato costretto a spostarsi con la sedia a rotelle fino al tribunale fallimentare di Bari, in piazza De Nicola per partecipare all’asta. Ma non solo: pur di non perdere l’immobile, aveva dovuto rilanciare sulle altre offerte, aggiudicandosi infine l’appartamento per 165mila euro. Poco male, si era detto, l’importante era aver salvato la casa di famiglia. E invece appena uscito dal palazzo di giustizia, sopraffatto da tante emozioni, è stato stroncato da un infarto. Sulla sua morte e su tutto il difficile percorso che l’uomo era costretto a fare per conservare l’abitazione, la sezione di Puglia e Basilicata dell’Assocond Conafi (l’Associazione nazionale dei condomini, che tutela anche le vittime dei fallimenti immobiliari) ha presentato un esposto in procura. Al centro della denuncia c’è proprio il mancato rispetto di quel diritto di prelazione, garantito dal decreto legislativo 122 del 2005, che tanti danni avrebbe provocato.
La storia di Salvatore, tragico finale a parte, è quella di altre 20 persone, coinvolte loro malgrado in quel fallimento. E di duemila pugliesi che, con storie simili, vivono il dramma dell’insicurezza quotidiana. Nel loro interesse si batte l’Assocond Conafi, che evidenzia quanto poca diffusa sia la conoscenza di quel decreto legislativo e invita, a questo proposito, tutte le istituzioni ad attivarsi perché le nuove norme siano applicate in maniera corretta e funzionale al rispetto dei diritti del cittadino.

Stanno per emergere nuovi e più gravi particolari sulla triste vicenda. Non mancherò di denunciarli con tutte le mie forze.
Nicola Montano

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