Un libro come «Case di carta»

Si scrive un libro per tante ragioni; non sempre confessabili, direbbe Nietzsche. Ma scrivere un libro come «Case di carta» è stato anche una sfida nei confronti di alcuni luoghi comuni dell’editoria di attualità. Ho descritto una vicenda conclusasi positivamente, seppure in modo parziale, quando in genere si raccontano problemi irrisolvibili, nei quali la falsa coscienza del lettore fa il paio con quella dello scrivente; il primo se ne sta ben lontano dalle situazioni descritte; lo scrivente, invece, tenendo a debita distanza il lettore, può facilmente convincersi delle sue buone intenzioni. «Case di carta», al contrario, è la mia esperienza e quella di altre persone che confidavano nel fatto che non fossero ancora stati scritti libri su questa questione e quindi ci fosse ancora lo spazio per agire. Infatti, prima abbiamo agito e poi ho scritto il libro.

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